Di Battista Gorini Isa

Isa di Battista Gorini nasce e studia a Milano dove, presso l’Accademia di Brera, si diploma in pittura e decorazione. Negli anni Cinquanta e Sessanta inizia ad operare nel campo della grafica industriale e dell’arte applicata che poi abbandona per dedicarsi esclusivamente all’attività artistica.
Chi meglio dell’artista potrebbe parlare brevemente del proprio operare cercando di raccontare i percorsi spesso tormentati e raramente appaganti della propria arte?
Isa ci racconta: ” Se dovessi spiegare il perché del mio lavoro così eterogeneo, darei delle spiegazioni sempre limitate e alquanto parziali, dovendo lasciare all’intuito dell’interlocutore una interpretazione personale più profonda. Posso se mai dire che il “la” me lo diede in parte l’Avanguardia Russa così ricca di innovativi talenti pittorici fra cui anche molte donne. E poi in particolare Paul Klee, di cui ho studiato l’opera, mentre da ultimo sono stata affascinata da Burri….Devo dire che ho sempre prediletto l’astrattismo. Anche mentre studiavo al Liceo e all’Accademia di Brera, scandalizzavo (ancora!!!) i professori più anziani con le mie elaborazioni spesso assolutamente astratte. Aver fatto poi dieci anni di pubblicità ha certamente influenzato la mia seguente attività. Nel primo periodo (dal 1965 in poi) nei miei lavori è stata individuata una matrice Futurista. Pur riconoscendo che una certa geometria delle forme mi è sicuramente connaturata, tale riscontro critico non mi ha mai particolarmente soddisfatto. Non volevo riferirmi a questo movimento, se non per voler affermare concettualmente tutto l’opposto. Non tanto esaltazione del futuro allora, ma usando formalmente le stesse simultaneità e dinamismi geometrici, andavo esprimendo i simboli di una disperante frammentazione della realtà, di una perdita del centro e nel divenire, i possibili rischi di catastrofe del genere umano. Da qui, anche se in molti casi il colore ne riscattava i tratti angosciosi, le rappresentazioni di meccanismi alienanti, di malinconici robot e la serie delle bambole/maschere spezzati in inquietanti frammenti meccanici. Sono degli anni intorno al 1970: “Ingranaggi”, “Crollo di un mito”, “Città Violenta” e altri; eseguito molti anni prima dell’incidente alla centrale di Chernobyl, uno di questi lavori è stato “Manifesto Antinucleare” una grande tela (cm 200×100) che venne pubblicato dal quotidiano “La Repubblica” in occasione di una mia personale al “Circolo della Stampa” nel 1980. in seguito, frequentando un gruppo di artisti che facevano arte informale e povera, alcuni personali schemi si rompono e l’orizzonte si amplia. In questo periodo comincia ad affascinarmi l’uso dei materiali e le “Tematiche” che cercano di esprimere mistero e poesia. Nei primi anni Ottanta mentre frequentavo una scuola d’incisione, proprio facendo caso alla ricerca di materiali inconsueti, scopro una garza molto trasparente e abbastanza rigida che dopo vari esperimenti, uso tuttora in quasi tutti i miei lavori. Nel 1990 inizio una produzione di “Libri d’Artista”. Per chi non li conoscesse, sono “libri” ideati e costruiti interamente a mano dall’artista stesso, con materiali vari, con o senza scritture, a loro volta vere o inventate, così come inventata è la composizione e l’estetica dell’oggetto. A volte è dato anche un tema, che nulla però aggiunge all’insieme, in grado di vivere in ogni modo come opera compiuta, come pezzo originale ed unico” .